Apple ha disegnato la fine del metaverso

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Secondo alcune analisi, con il lancio del (costosissimo) visore in realtà mista Vision Pro, Apple avrebbe ridato vita all’agonizzante metaverso. C’è una persona che, però, non sarebbe per nulla d’accordo con questa interpretazione: l’AD di Apple. Una delle pochissime volte in cui Tim Cook ha utilizzato il termine “metaverso” (e mai in relazione ai progetti della sua azienda) è stato infatti per dire: «Non sono sicuro che le persone sappiano che cosa sia», specificando poi di non credere in questa visione di futuro e di ritenere che la realtà virtuale sia una tecnologia con molte meno potenzialità della realtà aumentata.

Per la precisione, il Vision Pro — il cui futuro successo è comunque tutto tranne che scontato — è un visore in realtà mista, che può quindi funzionare sia per la realtà virtuale (in cui veniamo isolati da ciò che fisicamente ci circonda e immersi in un ambiente digitale), sia per la realtà aumentata (che invece ci consente di vedere l’ambiente circostante, sovrapponendo a esso degli elementi digitali).

VERSO LA REALTÀ AUMENTATA

L’evento di lancio del Vision Pro (che sarà disponibile sul mercato dal 2024) ha però definitivamente chiarito quanto l’attenzione di Apple sia concentrata in massima parte sulle funzionalità in realtà aumentata. Fin dai primissimi secondi del video ufficiale, viene infatti mostrata una persona che utilizza questo visore per interagire con elementi digitali proiettati letteralmente davanti ai suoi occhi, mentre contemporaneamente ha la possibilità di vedere ciò che la circonda e quindi di interagire con l’ambiente fisico e con le persone vicine.

Con la realtà aumentata, quindi, il digitale si sovrappone al fisico, non si sostituisce a esso.
È una visione per molti versi opposta al metaverso immaginato dal fondatore di Meta Mark Zuckerberg, che mostra un futuro in cui una parte crescente della nostra quotidianità — dal lavoro allo shopping, dallo sport alla socialità — si svolgerà in un ambiente interamente digitale, che noi navighiamo muovendo il nostro fumettoso avatar digitale con un joypad (mentre in realtà siamo seduti sul divano, ma completamente isolati da ciò che ci circonda). Il metaverso sembra quindi, almeno in parte, voler sostituire il mondo fisico con quello digitale e a separare la nostra vita online (che si svolge nel metaverso) da quella offline (che si svolge separatamente nel mondo fisico).

Da questo punto di vista, il metaverso rappresenta un clamoroso scostamento rispetto alla traiettoria finora seguita dalle nuove tecnologie. Fino a oggi, questa traiettoria andava infatti verso un’integrazione sempre maggiore tra mondo online e mondo offline, tra digitale e fisico. Un’integrazione che procede da decenni, ma ha compiuto un enorme passo avanti nel 2007 con l’avvento del primo vero e proprio smartphone: l’iPhone (sempre di Apple, ça va sans dire). Lo smartphone è infatti un passo in avanti cruciale: avendo grazie a esso il mondo online sempre in tasca e a portata di mano, la sua distanza da quello offline si riduce drasticamente.

La completa fusione è ancora distante, ma la dicotomia online/offline in quel momento inizia a cedere: possiamo immergerci nei social media mentre ci spostiamo fisicamente da un luogo all’altro, possiamo ricevere indicazioni online che facilitano i nostri trasferimenti fisici in tempo reale, possiamo in ogni momento cercare informazioni online relative a qualcosa che abbiamo appena visto di persona camminando. Con lo smartphone diventa finalmente del tutto chiaro quale sia la direzione che stiamo seguendo: i due ambienti — fisico e digitale, online e offline — iniziano a intrecciarsi sempre di più.

Come scrive Baricco in “The Game”:

Negli smartphone (…) si realizzava una sorta di utopia che era presente agli albori dell’insurrezione digitale: quella che i computer diventassero alla lunga dei prodotti organici, non degli oggetti artificiali ma delle estensioni dell’umano, non delle macchine ma dei gesti. (…) C’era quell’idea, folle, ma c’era: e dopo qualche anno la ritroviamo spuntare in tool come l’iPhone che riuscivano a ottenere, con la tecnologia touch, l’asciugarsi della figura uomo-tastiera-schermo in una sorta di POSTURA ZERO da cui derivavano tutte le altre. (…) La postura uomo-tastiera-schermo si arrotondò ulteriormente, tramutandosi in una sorta di POSTURA ZERO in cui i device finivano per diventare quasi protesi organiche del corpo umano. Quando iniziarono a moltiplicarsi vertiginosamente le App e si affermò la spiritosa idea di trasferire dati su nuvole quasi fiabesche, finí per sciogliersi definitivamente qualsiasi confine pesante tra mondo e oltremondo. Ormai la tecnologia permetteva di andare e tornare da uno all’altro a un tale ritmo che davvero la realtà divenne un sistema a due forze motrici, come l’insurrezione aveva immaginato ai suoi albori. L’idea di una vita vera, distinta da quella artificiale contenuta nei device, si sciolse nella comune percezione di un unico grande tavolo da gioco, aperto e accessibile a tutti. (…) Qualsiasi cosa nascerà dall’intelligenza artificiale, gli umani hanno iniziato a costruirla anni fa, quando hanno accettato il patto con le macchine, scelto la postura zero, digitalizzato il mondo per poterlo fare elaborare da immense potenze di calcolo, prediletto i tool alle teorie, lasciato agli ingegneri il timone della loro liberazione, salpato per i mari dell’oltremondo, accolto la promessa di un’umanità aumentata

L’ULTIMA FRONTIERA

Lo smartphone, però, rappresenta un elemento di frizione tra i due ambienti, costringendoci, per esempio, ad alternare continuamente lo sguardo tra il telefono e la strada quando usiamo le indicazioni di Google Maps. L’obiettivo del Vision Pro è quello di eliminare quest’ultima frizione: in futuro, per restare al nostro esempio, le indicazioni di Google Maps verranno proiettate davanti ai nostri occhi e integrate digitalmente sull’asfalto fisico. Con la realtà aumentata, diventa quindi possibile — quando e se questa tecnologia sarà più sviluppata e i dispositivi sufficientemente agevoli — fondere definitivamente mondo fisico e mondo digitale, laddove il metaverso in salsa zuckerberghiana punta invece a immergerci interamente nel secondo.

E allora, che cosa ne pensa proprio Mark Zuckerberg della visione delineata da Apple, che sembra contrapporsi direttamente alla sua? Parlando durante un meeting aziendale, il fondatore di Meta non ha solo (comprensibilmente) sottolineato l’elevatissimo prezzo del prodotto Apple (3.500 dollari), ma ha anche spiegato come nel suo metaverso «le persone interagiscono in nuovi modi, sono attive e fanno cose», mentre «nel demo di Apple si vede soltanto una persona seduta sul divano. Potrebbe anche essere il futuro dell’informatica ma non è quello che voglio io. C’è una vera e propria differenza filosofica in termini di come approcciamo tutto ciò».

Quello che sembra sfuggire a Zuckerberg è che il futuro in cui, fisicamente, siamo sempre seduti sul divano non è quello immaginato da Apple, ma da lui.

E che i suoi “nuovi modi di interagire” prevedono una vera e propria fuga dalla realtà, che ci precipita in un mondo fumettoso che è un surrogato digitale di quello fisico. Al contrario, con la realtà aumentata noi continuiamo a vivere in un mondo fisico arricchito digitalmente, in cui gli incontri tra amici o colleghi avvengono di persona invece che tra avatar in formato cartoon.

Ovviamente, è tutt’altro che garantito che Apple riuscirà laddove in passato hanno fallito gli altri colossi delle Big Five come Google (con i famigerati Google Glass) e startup dai fondi illimitati come Magic Leap. Inoltre, non è chiaro chi sarà inizialmente il target di un dispositivo costosissimo che, a causa delle inevitabili limitazioni tecnologiche, per il momento avrà ancora utilizzi circoscritti (e sicuramente per anni non sostituirà lo smartphone).

Allunghiamo però lo sguardo ai prossimi dieci o quindici anni. Da una parte abbiamo un’idea di futuro in cui ci stacchiamo dal mondo fisico per traslocare in uno digitale popolato dagli avatar di amici, colleghi e parenti. Dall’altra, la nostra vita continua a svolgersi nel mondo fisico, ma dandoci la possibilità di sovrapporre direttamente a esso molti degli elementi digitali (notifiche, indicazioni, informazioni) che oggi visualizziamo tramite gli smartphone.
Non so voi, ma se dovessi scommettere io punterei sulla realtà ricca di Apple, piuttosto che sul mondo finto e alienante di sapore cyberpunk previsto dal fondatore di Facebook.


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