Perché si riparla di UFO

Negli USA le agenzie di intelligence diffonderanno entro il 25 giugno 2021 un attesissimo rapporto sugli avvistamenti di oggetti volanti non identificati, “ufo” come si diceva un tempo, “uap” come si dice adesso (unidentified aerial phenomena, fenomeni aerei non identificati) dato che il termine “ufo” sa troppo di alieni, fantascienza e complotti.

La domanda è: perché il governo americano adesso finalmente ammette la cosa, dopo averla negata per decenni?

Intanto, al netto della fuffa, si deve partire da due punti fermi.

Uno, l’esistenza del fenomeno Ufo/Uap è documentata, e la conferma arriva direttamente dal Pentagono. Stavolta non si tratta dei soliti fotomontaggi dei soliti ciarlatani.

Due, l’ex presidente Barack Obama non ha affatto confermato l’esistenza degli alieni, come diversi giornali italiani hanno scritto. Obama, durante un programma TV dai toni molto leggeri, interrogato sull’ultimo filmato dichiarato autentico, prima ha scherzato («Appena eletto, ho chiesto ai militari: okay, dove li teniamo questi alieni che abbiamo catturato?») e poi tornando serio ha più semplicemente detto all’intervistatore: «Ciò che è vero è che ci sono registrazioni di oggetti nei cieli che non sappiamo esattamente cosa siano. Non so dirti altro».

Già nel 2019 la Marina statunitense aveva confermato l’autenticità di altri tre video di avvistamenti inspiegabili. Nell’occasione aveva cominciato a chiedere di non utilizzare più il termine “ufo”, considerata la connotazione da fantascienza che ha assunto il termine nel corso dei decenni.

Cosa sono stati gli UFO

Per quanto poco romantico possa sembrare a chi è stato bambino nella seconda metà del Novecento (e divorava fumetti e telefilm sul tema), la “minaccia aliena” fu uno strumento di propaganda antisovietica negli anni Quaranta e Cinquanta, con la complicità di Hollywood.
Un fenomeno venuto prepotentemente all’attenzione dell’opinione pubblica nel 1947, quando negli Stati Uniti qualcuno affermò di aver avvistato o rinvenuto resti di dischi volanti, ritenuti essere navette spaziali provenienti da altri pianeti. È allora che il termine “u.f.o.” (Unidentified Flying Object) iniziò a essere usato come sinonimo di “disco volante”.
Si può dire che i giovani dei nostri giorni li conoscano essenzialmente dalla letteratura e dalla cinematografia: nulla a che vedere con quanto avvenne negli anni Cinquanta e Sessanta, quando, soprattutto negli Stati Uniti, una forma di isteria collettiva caratterizzava la possibilità di uno sbarco alieno sulla Terra (c’era già stato l’illustre precedente della beffa radiofonica di Orson Welles nel 1930, a verificare la disponibilità di massa alla “creduloneria spaziale”).

Dal marzo del 1947, data del rifiuto da parte sovietica del piano USA per il controllo dell’energia atomica, e della conseguente enunciazione della Dottrina Truman in base alla quale gli Stati Uniti sarebbero intervenuti a difesa di ogni Paese che avesse voluto resistere alle minacce esterne alla sua libertà, il cielo americano cominciò a essere controllato con continuità. Il nervosismo e il sospetto cominciarono a serpeggiare nell’opinione pubblica e a influenzare le coscienze nazionali. Ma queste percezioni negative erano allo stesso tempo accompagnate da un grande senso di fiducia sulle potenzialità delle nuove tecnologie. Si iniziava infatti a parlare di viaggi nello Spazio e della possibilità di trovare vita su altri pianeti.
In buona sostanza, c’era una spasmodica attenzione verso lo Spazio: da una parte nuova frontiera e dall’altra mezzo di un possibile attacco nemico.

Fu in tale contesto che cominciarono gli avvistamenti. Abbondavano speculazioni sull’improvvisa comparsa nei cieli di misteriosi oggetti volanti. Gli enti governativi negarono, smentendo fermamente o minimizzando ogni notizia di avvistamento: gli oggetti in volo venivano spiegati come illusioni ottiche, palloni meteorologici, semplici allucinazioni — tutto, fuorché eventi reali. E continuarono su questa linea, contribuendo (volutamente) ad alimentare il sospetto — «se il governo è reticente, allora sa: vuole solo evitare il panico».
Nel settembre 1949 arrivò la notizia che l’Unione Sovietica era ormai diventata una potenza atomica. Il presidente Truman ordinò lo sviluppo della bomba all’idrogeno e partì l’ulteriore escalation nella corsa agli armamenti.
La febbre nell’opinione pubblica era in continua crescita. E chi poteva avere il modo di sedarla non lo fece, sia che ci fossero da nascondere esperimenti segreti militari, sia che facesse gioco mantenere uno stato di mobilitazione generale.

Voci iniziarono così a girare sul fatto che i militari e il governo conoscessero sugli ufo molto più di quanto fossero disposti ad ammettere pubblicamente. L’opinione pubblica diventò sempre più affamata di ogni informazione che potesse essere ricollegabile ai dischi volanti anche alla lontana. E fanatici e ciarlatani si fecero avanti a frotte, facendo dilagare il fenomeno su tutto il pianeta.
Con la nascita addirittura di una nuova categoria di “esperti”: gli Ufologi, appartenenti alla classe pseudoscientifica entusiasticamente battezzata Ufologia — uno o due gradini più in basso di secolari blasonate logìe come Geologia, Biologia, Zoologia, Sociologia, Etologia, Virologia, Pedagogia, Filologia, Ornitologia, Archeologia, certo, ma perlomeno sullo stesso livello di cose come l’Astrologia, la Numerologia, la Futurologia, la Demonologia, la Parapsicologia, l’Escatologia e — perché no — perfino la Teologia (dal momento che per entrambi trattasi di tesi indimostrabili con creature superiori e ultraterrene), tutte in fondo figlie illegittime della Magia, disciplina che per millenni, fino all’avvento dell’Illuminismo prima e del Metodo Scientifico poi, ha saziato di “risposte” e prassi il nostro innato fascino per il mistero.

L’isterismo raggiunse livelli difficilmente controllabili: occorreva incidere sull’opinione pubblica, riconvertendo in positivo la percezione dei dischi volanti.
Fu così che nella seconda parte degli anni Cinquanta si cominciò a guidare un subdolo cambiamento dell’attitudine della gente verso gli ufo, un cambio di sentimento parzialmente ispirato anche dal film “The Day the Earth Stood Still” (da noi celebre con il titolo “Ultimatum alla Terra”, nell’immagine in alto la locandina originale del 1951). E se, dopotutto, gli alieni non fossero “cattivi”? E se essi avessero voluto in realtà mettere tutti — capitalisti e comunisti — in guardia dal pericolo di interferire con forze incontrollabili? Fu questa una delle ultime linee di disinformazione associata agli ufo.

Mentre in letteratura — grazie ad autori del calibro di Isaac Asimov, Ray Bradbury, Arthur C. Clarke, Philip K. Dick, Robert A. Heinlein, L. Ron Hubbard, A. E. van Vogt — e al cinema il filone sopravvisse egregiamente, in campo editoriale la cosiddetta “Età d’oro della fantascienza” era giunta al culmine nel 1954, quando gli editori crearono il famigerato CCA (Comics Code Authority), organo di censura sotto cui dovevano passare tutti gli albi delle riviste prima di essere pubblicati. Fantastic Adventures e Famous Fantastic Mysteries chiusero nel 1953, Planet Stories, Startling Stories, Thrilling Wonder Stories e Beyond nel 1955, Other Worlds e Science Fiction Quarterly nel 1957, Imagination, Imaginative Tales e Infinity nel 1958. La presenza della fantascienza alla televisione e alla radio contemporaneamente diminuì, vedendo la cancellazione di celeberrime serie quali Captain Video, Space Patrol e Tom Corbett, Space Cadet; una delle pubblicazioni più importanti a fumetti, Incredible Science Fiction della EC, venne interrotta alla fine del 1955. Allo stesso tempo i progressi tecnologici, culminanti con il lancio della sonda sovietica Sputnik 1 nell’ottobre del 1957, restrinsero lo scarto tra il mondo reale e quello della fantascienza; gli autori furono pertanto costretti a essere più coraggiosi e immaginativi, nello sforzo di non sembrare arretrati. Emersero nuovi sottogeneri di fantascienza che si concentravano meno sull’import (invasioni aliene) e sull’export (conquiste degli esseri umani) a bordo di navi spaziali, e più sulle conseguenze delle innovazioni scientifiche e tecnologiche per l’intera umanità.

Già a partire dalla metà degli anni Sessanta il picco era ormai stato superato e fu così che la febbre sugli avvistamenti di dischi volanti andò diminuendo sempre più speditamente, a parte sporadiche eccezioni in concomitanza con specifici eventi cinematografici che isolatamente diventavano fenomeni di costume (Guerre Stellari, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, E.T., Alien). Ma bisognò aspettare la caduta del Muro di Berlino e la conseguente fine formale della Guerra Fredda per poter accedere agli archivi della CIA e del KGB e avere quindi da numerosi studi una conferma di come l’isteria sugli UFO fosse stata funzionale alla paranoia della Guerra Fredda. Funzionale negli Stati Uniti per tenere viva fra la popolazione la percezione della minaccia sovietica. Ma funzionale anche per l’Unione Sovietica, perché alimentando indirettamente la leggenda degli avvistamenti, si favoriva il panico di massa negli Stati Uniti e di conseguenza si sovraccaricava il sistema americano di controllo dello Spazio al punto che non si poteva più distinguere fra target reali e fantomatici ufo.

In breve, non esistono alcuna “Area 51”, alcun rapimento di alieni, alcun incontro ravvicinato, alcun X-file. È stata la più estesa e longeva fake news della modernità, utile per mantenere alta la tensione e con alcuni, diciamo così, vantaggi collaterali — sperimentare nei cieli un caccia innovativo come lo Stealth poteva venire comodamente coperto come inattendibile “avvistamento di alieni”.

Frame da uno degli ultimi avvistamenti, con filmati riconosciuti come “autentici” dal Pentagono
Ma torniamo alla domanda iniziale: perché il governo americano oggi finalmente ammette la cosa, dopo averla negata per decenni?

È palese. Acclarato. E ufficialmente riconosciuto. «Gli avvistamenti ci sono, gli ultimi filmati diffusi non sono fake», specialmente i video arrivati dalla nave Omaha e girati al largo di San Diego: gli oggetti volanti non riconosciuti sono di forma variabile e spesso ovale, si comportano in modo impossibile rispetto ai velivoli noti, con accelerazioni verticali e orizzontali improvvise, velocità sensibilmente più alte di quelle dei caccia militari, tempi di permanenza in aria irraggiungibili per i droni, apparentemente in grado di librarsi in aria (o tuffarsi negli oceani) senza sistemi di propulsione o emissioni visibili, addirittura con fenomeni di scomparsa e ricomparsa improvvisa in zone diverse dello spazio aereo secondo quanto raccontano i piloti.
Cosa diavolo sono?
Escludendo per ovvie ragioni l’ipotesi dell’origine extraterrestre (una volta per tutte: la Terra è sorvegliata da decine di satelliti in orbita per le osservazioni e conta centinaia di telescopi puntati verso la volta celeste, un’astronave extraterrestre sarebbe avvistata al suo arrivo ben prima degli aerei militari o delle osservazioni amatoriali, e sarebbe immediatamente su tutti i TG e siti web), questi oggetti possono verosimilmente essere soltanto una di due cose: tecnologia americana segreta, oppure veicoli di spionaggio non americani.

Avrebbe senso che il governo americano e istituzioni notoriamente paranoiche come la CIA e il Pentagono alzassero all’improvviso il livello di attenzione del pubblico sulle proprie tecnologie segrete?
No.
Il che esclude la prima ipotesi.
Ecco spiegato perché proprio ora, dopo oltre 70 anni di reticenze, gli USA ammettono il fenomeno: perché verosimilmente rivelerà l’esistenza di tecnologie avanzate — e dunque un vantaggio militare — nelle mani di Cina e Russia.
D’altronde la Cina di recente è stata capace di inviare sonde sulla Luna e perfino un rover su Marte.

Una cosa che lascia perplessi, se ci si sofferma un attimo freddamente, e che rinsalda lo scetticismo su questi “oggetti straordinari”, è che in tre quarti di secolo nessuno, malgrado i progressi della fotografia e delle tecnologie video, sia mai riuscito a produrre qualcosa di veramente convincente, una singola testimonianza limpida e inequivocabile, pur nella sua casualità del momento: qualcosa per esempio come il filmato di Zapruder sull’omicidio di JFK o i video degli esperimenti atomici, i quali malgrado la loro amatorialità, sovente in uno stentato bianco e nero con grana grossa e graffi, non lasciano spazio a interpretazioni. Nel caso degli ufo, pur in presenza di decine di migliaia di immagini e riprese, è sempre tutto avvolto nel vago, nell’indistinto, nell’equivoco.
Anche nei più recenti video, come quelli della nave Omaha, ci troviamo sulla medesima lunghezza d’onda di sempre: contorni confusi, sagome incerte, radar miopi. Eppure siamo nel Terzo Millennio, pubblichiamo quotidianamente miliardi di foto e video sui social network con i nostri milioni di smartphone che hanno ormai una capacità di ripresa ad alta definizione paragonabile — se non superiore — a quella delle più costose cineprese di Hollywood…
E tutto lascia pensare che anche nell’attesissima prossima rivelazione delle autorità USA non riceveremo nulla di diverso: le solite immagini sfocate, vaghe, incerte. Come partorite da tecnologie del 1950.
«Ehi, però stavolta stiamo ammettendo che là fuori c’è qualcosa di strano!»
Ah, davvero? È questo, che state facendo?

«Sì, gli Ufo ci sono», ci stanno dicendo, «per cui alzate gli occhi al cielo pure voi, e avvisateci se li vedete, perché si tratta di Cattivi Cinesi e/o Cattivi Russi».

Sempre di paranoia si tratta, dunque. Stile Guerra Fredda.
Si sta preparando una nuova corsa agli armamenti.

La Cina dispone ormai di tecnologia spaziale

L’Agenzia spaziale cinese (CNSA) non solo ha portato una nuova sonda in orbita intorno a Marte, ma sabato 15 maggio 2021 è anche riuscita a far compiere un atterraggio controllato sul Pianeta Rosso al proprio rover Zhurong, con il quale confida di esplorare il suolo marziano nei prossimi mesi.

La Cina è diventata il secondo Paese al mondo ad avere compiuto con successo un atterraggio su Marte dopo gli Stati Uniti, superando anche l’Unione Sovietica che nel 1971 riuscì a compiere un atterraggio controllato sul suolo marziano, ma perdendo dopo pochi secondi i contatti con il proprio lander.

Lo storico arrivo su Marte di Zhurong è solo l’ultimo di una serie di importanti progressi ottenuti negli ultimi anni dalla CNSA, che sta diventando sempre più competitiva nelle esplorazioni spaziali, finora dominate dalla NASA e in misura minore dall’ESA (Agenzia Spaziale Europea). Il programma spaziale cinese continua a espandersi e ha obiettivi ambiziosi, come l’esplorazione della Luna e la costruzione di una base orbitale intorno alla Terra, alternativa alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) cui la CNSA non partecipa.
La Cina ha del resto investito enormi quantità di denaro nello sviluppo delle tecnologie spaziali, ritenute strategiche non solo per la ricerca scientifica, ma anche per lo sviluppo di nuovi sistemi per garantire la sicurezza nazionale e il controllo delle telecomunicazioni. Il presidente cinese Xi Jinping è stato tra i principali sostenitori di questa espansione, immaginando grandi opportunità economiche per le aziende del settore quasi tutte controllate dal governo. In un recente discorso, Xi ha spiegato che «la Cina deve diventare una grande potenza spaziale», con capacità tali da potersi confrontare con la NASA e le agenzie spaziali con cui collaborano gli statunitensi.

Nonostante gli sforzi, per lungo tempo le tecnologie cinesi si rivelarono inadeguate per mantenere il passo con la cosiddetta “corsa allo Spazio” tra Stati Uniti e Unione Sovietica. La Cina faticò non poco a realizzare un sistema di lancio per portare astronauti in orbita: i sovietici ci erano riusciti per la prima volta nell’aprile del 1961 con Yuri Gagarin, gli statunitensi nel maggio dello stesso anno con Alan Shepard, mentre i cinesi centrarono il risultato solo 42 anni dopo con Yang Liwei, il primo astronauta cinese (“taikonauta”) della storia.

Liwei rimase nello Spazio per 21 ore, segnando infine l’ingresso della Cina tra le potenze spaziali come auspicato da Mao mezzo secolo prima. Il risultato fu in parte raggiunto grazie alla condivisione di conoscenze con la Russia per lo sviluppo e la gestione dei sistemi di lancio. I due Paesi collaborano a diverse iniziative spaziali e di recente hanno annunciato di voler costruire insieme una stazione orbitale intorno alla Luna, sulla quale non ci sono ancora molti dettagli. Se sarà realizzata, farà concorrenza alla stazione orbitale che la NASA vuole costruire con l’ESA e un gruppo di altre agenzie spaziali, segnando una nuova corsa allo Spazio tra Oriente e Occidente.

Il dragone sulla Luna

Nel 2019 la Cina divenne il primo Paese a far compiere a un lander un atterraggio controllato sulla faccia nascosta della Luna. L’importante risultato era stato raggiunto ad appena sei anni di distanza dal primo allunaggio di un rover cinese. A dicembre dello scorso anno, la missione Chang’e 5 ha prelevato alcuni campioni di rocce lunari e le ha poi riportate con successo sulla Terra. La Cina è così diventata il terzo Paese nella storia ad avere trasportato rocce lunari sul nostro pianeta, eseguendo una delle missioni più complesse mai organizzate dalla CNSA.

Le missioni Chang’e, chiamate così in onore di una divinità lunare nella mitologia cinese, proseguono e ce ne sono altre tre in programma fino al 2027. I progetti coinvolgono l’invio sulla Luna di nuovi rover, di una sonda in grado di sorvolare a bassa quota la superficie lunare e alcuni progetti stravaganti, compresa la sperimentazione della stampa 3D di un oggetto nell’ambiente lunare. Nelle missioni precedenti la Cina aveva sperimentato, tra le altre cose, la coltivazione di alcune piante in capsule isolate dall’esterno, in vista di una futura colonizzazione della Luna.

Germogli di cotone coltivati durante la missione lunare cinese Chang’e-4 nel 2019

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